ANCORA UNA VOLTA NIENTE MONDIALE.

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ANCORA UNA VOLTA NIENTE MONDIALE.

Amarezza. Questo è il sentimento che ogni italiano ha provato appena sveglio stamattina.

Ieri lo sconforto era troppo, ieri eravamo tutti increduli, non c’erano parole per descrivere ciò che stava accadendo. Oggi dobbiamo analizzare la situazione con mente lucida e capire come è possibile che sia successo ciò che è successo.

La partita l’abbiamo vista tutti (purtroppo) e tutti ci siamo chiesti la stessa cosa: come è possibile che questa nazionale abbia vinto l’Europeo solamente un anno fa?

Certo, mancavano alcuni giocatori importanti in campo come Chiesa, Spinazzola e il duo difensivo Bonucci-Chiellini, ma l’organico era quello, l’allenatore era quello, lo staff era quello. Quindi cosa è cambiato?

Molti di noi stanno cercando un colpevole, qualcuno a cui addossare la colpa per questa disfatta. Non è giusto. Non esiste un solo colpevole, così come non ne esistono solo 11. Sicuramente i protagonisti della partita del Barbera hanno le loro colpe, e anche pesanti, ma non si può ridurre tutto a un semplice ‘se Berardi avesse fatto quel gol a porta vuota allora sarebbe andato tutto diversamente’. Ovvio che sia così, ma non basta.

I problemi principali che hanno portato l’Italia fuori dai mondiali per due edizioni consecutive sono da ricercare all’origine. Da diversi anni ormai sentiamo parlare della carenza di giovani di talento nel calcio italiano. La realtà è che non mancano giocatori di talento. Manca la volontà di investire e rinnovare il sistema calcistico italiano.
Fin dal settore dilettantistico non si punta a coltivare la qualità dei giocatori ma a coltivare la quantità delle quote di iscrizione, non si cerca uno staff tecnico formato e aggiornato, al passo con la continua evoluzione del calcio e che ponga le fondamenta, fin dalla tenera età, per allevare giocatori forti sotto tutti i punti di vista.
I settori giovanili professionistici non investono sui giocatori italiani, non investono sulla formazione tecnico, tattica e psicologica dei loro ragazzi. Si preferisce acquistare calciatori con più esperienza da altre nazioni piuttosto che crescere i giocatori più interessanti della propria primavera. Si elogiano i modelli di scouting come quelli dell’Udinese o dell’Atalanta, che vanno a scovare talenti nascosti e li crescono per portarli in prima squadra, ma quasi mai questi talenti sono italiani.
I big club italiani ormai seguono tutti lo stesso metodo: comprare giocatori promettenti a basso costo da squadre di basso livello all’estero, girarli in prestito a squadre di medio-bassa classifica in campionati di punta e una volta pronti (se mai lo saranno) rimetterli in prima squadra. Una volta in prima squadra però spesso non rendono quanto ci si aspetta. Questo accade perché non vengono abituati fin da subito alla pressione di partite davvero importanti.
Il miglior attaccante italiano da diversi anni a questa parte, che ha realizzato 144 reti su 202 presenze con la maglia della Lazio, Ciro Immobile, ha collezionato poco più di una decina di presenze in Champions League e solo 5 con i biancocelesti. Fatta eccezione per Verratti e Jorginho, tutto il resto della squadra non ha mai giocato una partita di tale peso psicologico come quella di ieri.
Ieri sera ci è mancata la personalità. Contro l’Irlanda del Nord e contro la Svizzera ci è mancata la personalità. Abbiamo una nazionale di giocatori con qualità e ottimi rendimenti, ma la maggior parte di loro non è abituata a giocare partite di spessore.

Oggi la colpa se la prenderà Mancini. Già si parla di sue dimissioni e già si pensa a nomi papabili per la sua sostituzione, ma la colpa non è sua. Mancini ha compiuto un’impresa calcistica ad Euro2020 e un’altra impresa calcistica raggiungendo il record di 37 partite consecutive senza sconfitte. Non merita di essere il capro espiatorio di questo fallimento come lo è stato Ventura a suo tempo. Ha dimostrato che con la giusta guida il calcio italiano può dire la sua a gran voce.

Un esame di coscienza più accurato deve invece farselo la FIGC, deve farselo il sistema calcio italiano e devono farselo le società. Deve farselo chi non permette al nostro calcio di evolvere, di avanzare e di rinnovarsi. Deve farselo chi non crede nel talento dei nostri ragazzi. Deve farselo ogni allenatore che non dà la possibilità ai calciatori italiani di giocare partite importanti, di affrontare match di livello internazionale. Deve farselo quel tifoso che preferisce vedere in campo un “campione straniero” che guadagna 7 milioni all’anno piuttosto che un giovane calciatore italiano con grandi potenzialità.

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