ANTONIO CONTE, CHI LO AVREBBE MAI DETTO?

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ANTONIO CONTE, CHI LO AVREBBE MAI DETTO?

Tutto è partito dalla stagione 2008/2009 a Bari.

Campionato vinto, anzi stravinto, gioco spumeggiante e promozione in Serie A dopo otto anni per la squadra pugliese.

È festa grande al San Nicola.

 

Ad oggi per l’allenatore salentino nulla è cambiato nel modo di approcciarsi alla guida del gruppo.

Ma come avrà fatto a riempire il proprio Palmares da allenatore di trofei, mantenendo immutato il modus operandi?

Proviamo a scoprirlo assieme.

Per prima cosa Antonio, in qualunque squadra in cui è andato, ha imposto una dieta ferrea, piena di alimenti proteici ed energetici, basta cibo spazzatura, basta scorribande notturne, basta eccessi, pena l’esclusione per tutta la stagione: vedi i vari Elia, Nainggolan, Bendtner e Icardi.

Sì, questi ultimi finiti fuori dal progetto proprio per il loro spirito libertino, tollerato da altri allenatori, ma non dal mastino leccese.

Ma vi è di più: addetti ai lavori parlano di vero e proprio “regime contino” durante gli allenamenti.

Sedute di prima mattina (l’Inter del triplete si allenava a mezzogiorno per permettere ai brasiliani Maicon e Julio Cesar di partecipare), doppie o triple sedute, video analisi post partita di ore e ore, errori di distrazione non concessi.

O sei con lui o sei fuori.

La cosa però che più sorprende e che forse rappresenta la vera chiave del successo è la ripetizione periodica fino allo sfinimento dei principi di gioco.

Gli attaccanti ripetono lo stesso schema durante tutta la seduta: palla dalla difesa direttamente al centroavanti boa – scarico alla seconda punta – passaggio in orizzontale agli esterni.

Schema ormai che rimane tale da quindici anni, prodotto alla perfezione durante il periodo juventino e riproposto ad altissimo livello anche all’Inter dalla coppia Lukaku – Lautaro.

Conte dunque rappresenta il classico allenatore che mantiene ferme le proprie idee in ogni situazione, dagli inizi non proprio fortunati a Siena e Bergamo, fino alle vittorie juventine e interiste.

3-5-2: difesa compatta e fisica, possibilmente italiana, centrocampo con le mezze ali di pura corsa, esterni che entrano dentro al campo, due punte con caratteristiche opposte, sempre una punta boa che gioca con la squadra.

È così e sarà sempre così per Antonio.

Le sue idee sono ormai dogmi nel panorama internazionale.

Vi pongo allora questo quesito.

È davvero fondamentale cambiare spesso schema di gioco ed adattarsi ai tempi per poter vincere?

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