È GIUSTO PARLARE ANCORA DEL DILEMMA DEGLI ATTACCANTI ITALIANI?

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È GIUSTO PARLARE ANCORA DI 'DILEMMA DEGLI ATTACCANTI ITALIANI'?

Gigi Riva, Giuseppe Meazza poi Bobo Vieri, Francesco Totti e ancora Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi. Tanti i grandi attaccanti che hanno vestito e portato la gloria in maglia azzurra.

 

Velocità, fisicità, senso del gol sono solo alcune delle qualità che hanno da sempre caratterizzato i bomber della nazionale italiana. Qualcosa però ha interrotto questa magia.

Dopo l’addio al calcio dei superstiti di Berlino 2006: Inzaghi, Del Piero, Gilardino e Toni, gli attaccanti che si sono susseguiti non sono mai risultati all’altezza del loro ruolo. O meglio non hanno mai inciso quanto ci si aspettasse.

Solamente uno straordinario Mario Balotelli ad Euro 2012, con la doppietta rifilata alla Germania che ci ha portato in finale (come dimenticare l’iconica esultanza che fece il giro dei social di tutto il mondo!), riaccese le speranze dei tifosi. Per un attimo pensavamo di aver trovato di nuovo un vero leader per il reparto offensivo della nazionale. Ma le ‘balotellate’ e lo scarso rendimento con le squadre di lega hanno spento i sogni dei tifosi.
Tolta quella parentesi, il comparto offensivo italiano è stato guidato da attaccanti che, nonostante gli ottimi rendimenti in campionato, sono stati semplicemente delle ‘comparse’ per la nazionale: Di Natale, Quagliarella, Pazzini, Balotelli per l’appunto, Pellè e Belotti.
Fino ad arrivare all’attuale prima punta degli azzurri Ciro Immobile.

Ecco, Ciro Immobile, perfetto emblema del problema degli attaccanti della nostra nazionale. Giocatore più volte capocannoniere della Serie A, premiato con la Scarpa d’oro nel 2020, l’unico attaccante italiano che da anni, ogni anno, lotta per la vetta della classifica marcatori. Eppure, nonostante tutto, con la nazionale non riesce a lasciare il segno.
Ciro Immobile ha all’attivo un totale di 15 gol in 54 presenze con la nazionale, con una media di 0,28 gol a partita. La media dei gol con la maglia del club invece è di 0,60 gol a partita. Una media elevatissima se consideriamo che tra i grandi attaccanti italiani della storia l’unico ad avere una media gol più elevata è Bobo Vieri.
Ma allora perché neanche lui riesce a soddisfare i bisogni dei tifosi e della massima squadra?
Le spiegazioni potrebbero emergere con un’analisi più approfondita.

Immobile è in nazionale dal 2014, da allora i CT della nazionale sono stati Prandelli (per una breve parentesi), Conte, Ventura, Di Biagio (allenatore ad interim) e l’attuale allenatore Roberto Mancini.
Con il primo e il secondo Immobile ha trovato poco spazio, probabilmente più per motivi tattici che tecnici i due allenatori hanno sempre preferito soluzioni alternative.
Gian Piero Ventura è stato il primo a dare fiducia all’attaccante, allora già giocatore della Lazio. Il breve (per fortuna) periodo di direzione dell’allenatore genovese ha ben poco da raccontare, la sua idea di calcio sicuramente non era adatta alla squadra da lui scelta, i risultati parlano chiaro.
Roberto Mancini, eroe della conquista degli europei 2020, è riuscito invece a costruire un organico di spessore e a dare una chiara identità a quest’ultimo. Anche qui i risultati parlano chiaro.
Per l’ennesima volta però il problema della prima punta non accenna a dissolversi. Mancini e i tifosi non sono entusiasti del rendimento del centroavanti laziale, eppure una valida alternativa non esiste al momento.

Allora perché non puntare sulle qualità di questo giocatore? Capacità di attaccare lo spazio e in particolare la profondità, fisicità, esplosività nella corsa e fiuto del gol. L’idea di gioco di Mancini, con il 4-3-3 che punta molto sugli esterni e trova nel palleggio la sua forza, non si adatta alle caratteristiche di Immobile, chiaramente non abile in questo.

Ma allora è giusto parlare ancora di ‘problema degli attaccanti della nazionale’? È giusto snaturare la visione di un CT, che ha dimostrato che le sue idee sono vincenti, per adattare meglio il gioco a un centroavanti che potenzialmente può fare il doppio se non il triplo dei gol fatti finora?
La risposta a queste domande non le abbiamo.
Sicuramente le scelte fatte finora hanno dato ragione al mister degli azzurri, ma tenere presente che, un’alternativa di gioco più propenso a sfruttare le caratteristiche di Immobile, può essere un asso nella manica non è da sottovalutare in caso di necessità.

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