LE GRANDI PANCHINE TRABALLANO: LA CRISI DI INTER E JUVENTUS

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LE GRANDI PANCHINE TRABALLANO:
LA CRISI DI INTER E JUVENTUS

Settima giornata. Siamo solo all’inizio ed è sicuramente presto per tirare le somme di ciò che sta succedendo nel massimo campionato italiano. Tutto può ancora essere ribaltato e le prime posizioni di Napoli, Atalanta e Udinese non significano nulla. Spalletti e Gasperini stanno svolgendo un ottimo lavoro, con il numero 0 sotto la voce “partite perse”. La squadra di Sottil è la vera outsider di questo avvio, mentre Lazio e Milan stanno rispettando le aspettative iniziali. Non mancano le sorprese anche nella parte medio-bassa della classifica, ma l’articolo di oggi si sofferma sull’analisi di due squadre in particolare: Inter e Juventus, rispettivamente al settimo e all’ottavo posto. 12 punti per i nero-azzurri, che hanno collezionato ben 3 sconfitte, e 10 per i bianco-neri, fermati per 4 volte dal pareggio. Come detto prima, siamo solo all’inizio. Ma, nonostante questo, preoccupa l’ambiente che si è formato attorno alle panchine, con scelte opinabili che mettono sempre più in discussione i due allenatori.

Non è facile allenare due compagini abituate a vincere: Juventus e Inter hanno infatti lasciato pochi punti per strada negli ultimi anni, con campionati vinti e qualificazioni in Champions raggiunte senza difficoltà. Mai si è parlato così tanto di esonero, con società che difficilmente decidono di cambiare ad anno in corso, sia per discorsi legati all’immagine che per aspetti economici rilevanti. Ma quello che succede nello spogliatoio si riversa poi sul campo alla domenica e, in entrambi i casi, è ben visibile la crisi identitaria delle due squadre, con reparti slegati tra loro e giocatori che sembrano non aver mai giocato insieme. I rapporti paiono tutt’altro che idilliaci e a questi si aggiungono scelte sbagliate, al limite del comprensibile.

Errori di sostituzione

Partiamo dal discorso cambi, con due situazioni completamente opposte. Allegri in questo momento si ritrova con una squadra quasi prima di alternative (sfortuna o errori nella preparazione?). Ma, come ormai va di moda in molte partite, le sostituzioni arrivano troppo tardi. Per 78 minuti la formazione iniziale rimane invariata, con una squadra lasciata in 10 dall’espulsione di Di Maria. Nonostante questo, l’allenatore bianco nero rinuncia all’opzione di inserire forze fresche, che avrebbero potuto portare ad un cambio di marcia, in una partita letteralmente dominata dal Monza di Palladino.

Inzaghi decide invece di comportarsi in modo totalmente opposto: dopo appena 30 minuti brucia subito due cambi, causati dalle ammonizioni di Bastoni e Mkhitaryan. Una scelta frettolosa: la squadra milanese rimane con una sola sostituzione disponibile già al 67esimo minuto, con una formazione stanca che arranca sotto gli attacchi degli avversari. E anche l’ultimo cambio lascia a desiderare. Acerbi, infatti, per motivi probabilmente legati alla stanchezza, lascia il posto a De Vrij, che subentra in maniera disastrosa nella retroguardia interista. Del quinto cambio ne approfitta infatti la squadra di casa, che nel giro di 10 minuti chiude la partita sul 3-1. Bene, dunque, la formazione di Sottil, ma quel che più preoccupa degli ospiti è l’atteggiamento, fin troppo arrendevole di fronte ad una squadra alla portata.

Infortuni e giocatori fuori condizione: i motivi.

 

Non deve diventare un alibi, ma effettivamente le grandi squadre stanno giocando molto nell’ultimo periodo, con una media di 3 partite ogni 8 giorni. Questa è sicuramente una delle motivazioni principali che spiega i tanti punti persi dalle grandi squadre, anche in partite “facili” sulla carta. Nonostante questo, al Napoli mancano 4 punti al punteggio pieno e i milanisti si disperano solo per lo 0-0 in casa del Sassuolo. Due squadre che comunque hanno giocatori al 100% della condizione, con una situazione infermeria ad oggi ancora ottimale.

Discorso opposto, invece, per Juventus e Inter. I bianconeri hanno sicuramente una lista indisponibili superiore alla media. Su tutte, pesano tantissimo le assenze di Chiesa, Pogba e Locatelli, oltre ad alternative come Alex Sandro e Rabiot. Aggiungendo l’espulsione di Milik della scorsa giornata e la squalifica di Di Maria per la prossima, Allegri ha scelte ormai obbligate. Sfortuna? Sicuramente, ma fa tutto parte del gioco. L’assenza di alternative di livello porta a vedere una Juventus diversa rispetto alla compagine di 3/4 anni fa, una formazione difficile da schierare solo per l’ampiezza di scelta dalla quale era composta la rosa.

La situazione dell’Inter è sicuramente migliore, sia per il discorso infortuni, sia per la panchina. Le assenze pesanti a Udine erano quelle di Lukaku e Calhanoglu, ma non si può dire che Marotta abbia lasciato il tecnico senza alternative. Il problema è proprio la valorizzazione di alcuni giocatori, penalizzati dal gioco dello stesso Inzaghi. Un esempio su tutti? Gosens. L’esterno nero-azzurro è ben lontano dal giocatore fenomenale che faceva sognare i tifosi della Dea. Gli atleti di Gasperini faticano ad ambientarsi in nuove squadre dopo aver lasciato il proprio nido e il grave infortunio sta ancora influendo sulle prestazioni del giocatore. Ma sarebbe interessante vederlo con più continuità in campo. Attualmente, infatti, il calciatore acquistato per sostituire Perisic si trova nei bassifondi delle gerarchie, totalmente sfiduciato dalle scelte del mister.

Attacco e difesa, quanti errori!

 

Anche su questo fronte le situazioni sono opposte. La squadra di Allegri si conferma una saracinesca, con soli 5 gol subiti da inizio campionato (attenzione però ai 3 gol presi nelle ultime due!). Il problema rimane la fase offensiva e la costruzione di gioco. La Juventus, infatti, brutta da vedere, non riesce a presentarsi con continuità nei pressi del portiere avversario, con tanti errori in fase di impostazione e nell’ultimo passaggio. Vlahovic non tocca palloni se non lontano dalla porta, il centrocampo non è da squadra da prime posizioni.

Diversa, invece, è la costruzione offensiva dell’Inter, che segna comunque in tutte le partite, con 13 gol all’attivo. Il vero problema è legato alla difesa. 11 gol subiti in 7 partite, sesta difesa più bucata della Serie A e tre centrali che sembrano aver perso le sicurezze con le quali giocavano lo scorso anno.

Vedremo come si evolverà la situazione. Come detto ad inizio articolo, difficilmente società come Inter e Juventus prenderanno la decisione dell’esonero. Ma sarà interessante vedere la reazione di queste due squadre ed il susseguirsi delle loro vicende sportive. Restiamo sintonizzati.

 

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