MILANO E’ RINATA, TORNA AD ESSERE LA CAPITALE DEL CALCIO ITALIANO

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MILANO E' RINATA, TORNA AD ESSERE LA CAPITALE DEL CALCIO ITALIANO.

Anni bui, campionati da dimenticare, giocatori costati suon di milioni poi rivelatisi dei bidoni; tutto questo è un brutto ricordo ormai.

Scopriamo assieme come Milan e Inter sono riuscite pian piano a ricostruirsi, tornando ad essere al vertice del Campionato.

 

Oggi siamo di fronte a due proprietà solide: il Milan con la proprietà americana di Eliott (in procinto di cedere ad un fondo del Bahrain per un miliardo), l’Inter guidata dal gruppo Suning già dal 2016.

Partiamo dai rossoneri.

La rinascita di questo Milan è sicuramente il frutto del duro lavoro di due figure in particolare:

MALDINI e GAZIDIS.

MALDINI ha saputo acquistare giocatori giusti a basso costo (i vari Hernandenz, Tomori, Rebic, Kalulu, Saelemaekers, solo per citarne alcuni).

Ha creato un amalgama di squadra pazzesco, ha posto Pioli nelle condizioni migliori per lavorare, lo ha sempre sostenuto nelle scelte e nelle decisioni difficili.

Il grande Paolo è anche un maestro nel rapporto Dirigenza – giocatori, in quanto ormai è lui il punto di riferimento per avere un contatto diretto con la proprietà, spesso lontana e poco abituata a frequentare Milanello.

Come già detto in un precedente approfondimento, Maldini ha anche il merito di aver saputo dire no due anni fa alle richieste della proprietà di affidare il timone della squadra a Rangnick, per confermare il buon Stefano PIOLI, ad oggi il miglior allenatore della Serie A.

GAZIDIS è invece l’artefice del miracolo economico se così si può definire.

Ha ripulito i conti falcidiati dai debiti accumulati dalla precedente gestione scellerata di MR.LI, basti pensare che nel 2021 i ricavi sono aumentati del 36% ed i costi calati notevolmente.

Le perdite sono state ridotte di oltre 98 milioni e proprio l’anno passato il plenipotenziario sudafricano ha azzerato l’esposizione debitoria verso le Banche.

Direi che la scelta di Gordon SINGER di affidare all’ex Arsenal il timone della squadra rossonera sia stata perfetta.

Il Direttore generale del Milan ha inoltre ben avviato i contatti con il Comune di Milano per la costruzione del nuovo Stadio in sinergia con l’Inter.

Anche in questo caso non si è fatto trovare impreparato e sta cercando di ottenere il via libera per un progetto altamente ecosostenibile, futuribile ed in grado di incrementare notevolmente i ricavi del club.

No a spese folli, no a cattedrali nel deserto, no a mega impianti inutilizzabili, ma pragmatismo e sguardo alla produttività ed al futuro.

Le basi di partenza ci sono tutte ma, come già ribadito, manca un trofeo in bacheca…

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Veniamo ora alla squadra neroazzurra.

Non possiamo non citare un grande del calcio italiano, Beppe MAROTTA.

I maligni diranno il nuovo Moggi, per via dei successi che si porta con sé ovunque si sposta (Juve prima, Inter poi).

Stiamo parlando del Direttore generale della squadra scudettata ed in procinto di vincere il secondo scudetto di fila, per mettersi la seconda stella sulla maglia.

Beppe viene dal basso, umile, intraprendente, gran lavoratore, gran studioso e maniaco dei dettagli.

Ha costruito attorno a sé uno staff eccezionale, di cui controlla ogni scelta decisionale.

L’ultima parola su ogni acquisto è la sua, nonostante sia Ausilio il d.s.

Con MAROTTA non esistono prime donne (vedi Icardi), non esistono scorribande notturne, non esistono eccessi.

Tutto deve essere lineare e finalizzato a vincere.

Alla Pinetina si respira aria di grande club ormai da tre anni, tutto ruota attorno all’amore per il Club ed alla disciplina, i due principi cardine del metodo-Marotta.

Conte prima e Inzaghi poi sono sempre stati messi nelle migliori condizioni per lavorare, senza però cedere mai a richieste folli.

Lukaku se ne è andato l’estate scorsa e prontamente rimpiazzato.

Ma come?

Con due giocatori che spiegano perfettamente quanto detto poco fa:

  • Dzeko, bomber di razza avanti con l’età ma sempre prolifico, spesa per il cartellino zero euro;
  • Correa, pupillo di Inzaghi, spesa 25 milioni, non follie, nonostante lo Scudetto appena vinto.

Pragmatismo, voglia di vincere, stabilità societaria.

Tutto quello che era sempre mancato alla squadra neroazzurra a parte l’anno miracoloso del Triplete.

Non dimentichiamoci di Ausilio però, tanto bistrattato, criticato, ma che in fin dei conti si è rivelato decisivo.

Solo un esempio.

Venduto Hakimi per sessanta milioni sostituito da quel Dumfries che tutti vedevano come un semplice ripiego.

Risultato: 5 gol e 5 assist alla prima stagione per l’olandese pagato solo 20 milioni.

Nulla da dire.

La lotta al vertice alla fine del campionato si sta rivelando davvero appassionante, con due squadre così attrezzate e desiderose di ben figurare.

Un campionato pazzesco e pieno di sorpassi e controsorpassi.

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